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Google si evolve nella traduzione

15 febbraio 2010
Bandiere Europee nel 2007

Bandiere europee

La traduzione impegna da sempre gli esperti informatici. Un’impresa complicata, ma indispensabile per mettere in comunicazione Paesi diversi, soprattutto nella realtà attuale, caratterizzata dalla globalizzazione. E Google non ha potuto certo tirarsi indietro, decidendo di accettare la sfida a inizio 2003, quando incaricò un gruppo di ingegneri di sviluppare un algoritmo apposito.

Ebbene, dopo attenti studi, l’azienda decise di adottare l’approccio proposto dai ricercatori dell’IBM negli anni Novanta: quello della traduzione automatica statistica. Si tratta di un software innovativo, che ricerca corrispondenze esistenti tra due date lingue. Le parole di una frase della lingua di partenza A vengono confrontate con quelle della frase corrispondente della lingua d’arrivo B. In questo modo, si crea un serbatoio di possibili traduzioni di una determinata frase, formando paradigmi prevedibili di resa nella lingua d’arrivo. Lo stesso discorso vale per l’ortografia, determinata dalla frequenza di ricorrenza del termine. Nasce così Google Translator, in grado di fornire all’utente la versione di una pagina web in una lingua diversa.

Google Translator

Il traduttore di Google

Il colosso informatico è stato abile a sfruttare le sue stesse risorse: non ha bisogno altro che la sua immensa scorta di dati, una riserva illimitata per riuscire in una traduzione efficace. In particolare, può sfruttare quello che, in apparenza, è stato un esperimento poco riuscito: le notizie raccolte da Google News.

Un ulteriore passo avanti è il servizio telefonico gratuito di informazioni, dotato di un software per il riconoscimento vocale; in questo modo, Google è in grado di creare un vasto apparato fonetico per il completamento di un modello linguistico non unicamente testuale. Attualmente, Google Translator non è ancora in grado di garantire una corrispondenza diretta tra tutte le lingue, in molti casi è necessario passare attraverso l’inglese. Comunque, le traduzioni presentano anche altre imperfezioni, soprattutto per quanto riguarda le espressioni idiomatiche. Insomma, il traduttore in carne ed ossa svolge ancora un ruolo fondamentale.

Ma Google è in continua evoluzione e sembra deciso a progredire anche in questo settore, in cui è leader indiscusso. Si mormora infatti, di una nuova trovata di “Big G”: il traduttore universale su telefono. Una chiamata e all’altro capo la propria voce viene resa simultaneamente nella lingua dell’interlocutore. Certo il problema degli accenti potrebbe ostacolare il progetto, allungandone i tempi di sviluppo, ma Och, il direttore del settore traduzioni, si dice ottimista in questo senso, dato che il cellulare è personale e potrebbe quindi essere in grado di riconoscere la voce del possessore da ricerche vocali passate.

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